lunedì 28 ottobre 2013

Il post-pranzo e la parità di genere

Una fulminea e breve riflessione sulla parità di genere "in piccolezze", come nel momento di fine pranzo in ogni buona famiglia italiana.
Situazione familiare post-pranzo:

- mio padre si rilassa con l'Ipad disteso sul divano.
- mio fratello si rilassa con l'Iphone suduto su un altro divano.
- io e mia madre sparecchiamo la tavola, puliamo a terra, svuotiamo la lavastoglie, riempiamo la lavastoviglie, ritiriamo i panni stesi.


Nel frattempo, viene chiesto il caffè.

La rivoluzione sulla parità di genere è ancora lontana, lontana anche da casa mia.


lunedì 21 ottobre 2013

Libreria, reparto Psicologia: ecco l'editoria che non vuole bene alle donne

La scorsa domenica pomeriggio decisi di fare una passeggiata tra le strade cittadine, giusto per staccare da un fine settimana poco rilassante, passato tra pareri e memorie difensive.
Io adoro leggere e trovare una libreria aperta mi fece preludere un'ora di piacere assicurato. Mai altro pensiero fu più smentito di così.
Infatti, sbirciando tra le promozioni dei classici e le nuove proposte, e passando da un reparto all'altro del negozio, dalla Storia alla Filosofia, dal Turismo alla Cucina, finii lì, lì dove decisi di non fermarmi mai; lì, in quel compartimento definito con l'improprio nome di "PSICOLOGIA", così improprio da far accapponare la pelle a Jung o Piaget.

Chi avrebbe mai detto ai padri miliari di questa scienza che ciò che veniva definito come "lo studio dell'anima", ora non è altro che uno scaffale pieno di generalizzazioni, presunzioni e stereotipi?
A loro, che tanto si sono domandati sul genere umano, viene proposta la più alta espressione di banalizzazione.





Una accozzaglia variegata di fogli (incredibilmente, anche questi li chiamano libri), incollati ad altrettanta opinabile serie di copertine, su cui poggia sempre lo stesso argomento verso lo stesso destinatario: come sopravvivere, in quanto donna, alle "difficoltà maggiori" della vita, quali la scelta dell'abito da sposa, la fine di un amore o la ricerca del principe azzurro.
Ecco i libri del reparto di Psicologia: titoli semplici dai colori brillanti e immagini di impatto, come bocche rosse con lecca lecca in sovraimpressione.


Famosa, a quanto pare, è la fortunata collana di libri di Sherry Argov (si, proprio una donna), che con volumi come "Falli soffrire" e "La magnifica stronza", spiega il perchè gli uomini lasciano le brave ragazze e come trasformarsi in una perfetta "bitch" da sposare.

250.000 copie vendute, 250.000 brave ragazze in meno.

 
Un altro esempio, questa volta di penna maschile, è "Bastardo: istruzioni per l'uso".

L'indice che si apre davanti ai miei occhi stila una serie di consigli su come le donne possono intercettare e soddisfare i bisogni ed i piaceri maschili.

Si passa dalle tecniche di seduzione ed approccio sessuale, alle strategie per assicurarsi la mano dello sposo e l'anello al dito, a quelle ancora di acquisizione di autonomia finanziaria per essere più appetibili come mogli.
Altro che 50 sfumature di grigio!

L'uomo, soggetto-oggetto di conquista, è l'unico a rivestire un ruolo rilevante nella coppia. La donna è votata a lui in tutto e per tutto, pronta ad essere addomesticata per ogni evenienza.


E chi sarà il pater di questa opera letteraria?
Ma è ovvio: Steven Santagati, ex modello per brand come Armani e Gillette e protagonista di oltre settanta spot pubblicitari; ospite fisso come “consulente maschile” di molte trasmissioni tv americane, scrive inoltre su Men’s Journal.
Il suo libro, da me citato, è nato dal suo cliccatissimo sito ed è descritto come un grande bestseller.
L'autore di ciò che si è, dunque, rivelato un "capolavoro" ha la presunzione di credere che avvisi di questo tipo possano incentivare dialogo e comprensione tra generi, tra uomini e donne, o meglio tra maschi e femmine.
La puntualizzazione è dovuta, soprattutto quando uno dei più alti consigli, posti più sotto forma di comando che altro, è quello, ad esempio, di sfruttare al meglio il proprio seno, poichè, testualmente, "in quella giungla che sono le relazioni, per vincere dovete utilizzare ogni freccia al vostro arco. Farci girare la testa usando le tette è una di queste".

Di seguito, solo una piccola parte della dettagliata classificazione delle misure di seno e dei relativi avvertimenti, diversi a seconda della taglia posseduta:



Dopo letture del genere, non puoi voler altro che rifugiarti tra i classici del passato, tra le bocche parlanti - e senza lecca lecca - di Mary Wollstonecraft o Virginia Woolf.

E dire che il mondo del libro, della lettura e dell'editoria è sempre più al femminile. 
Le donne leggono di più e comprano sempre di più, tanto che Maurizio Bono su La Repubblica le ha chiamate sovrane lettrici, perchè "se le donne smettono di comprare libri, è morta l’editoria"
Inoltre, secondo una recente fotografia dell'Associazione Italiana Editori (AIE), il mondo femminile sta pian piano ricoprendo il 50% delle funzioni dirigenziali o direttive.

Ma, purtroppo, nonostante questo, l'editoria non vuole bene alle donne...e neanche le lettrici se ne vogliono granchè.

lunedì 7 ottobre 2013

Il mare


"Dove inizia la fine del mare? O addirittura: cosa diciamo quando diciamo mare? Diciamo l'immenso mostro capace di divorare qualsiasi cosa, o quell'onda che ci schiuma intorno ai piedi? L'acqua che puoi tenere nel cavo della mano o l'abisso che nessuno può vedere?
Sto qui, ad un passo dal mare, e neanche riesco a capire, lui, dov'è. Il mare."

"Lasciate ogni speranza o voi ch'entrate", realizzato dall'artista Francesco Barrera, in arte MrPera

lunedì 30 settembre 2013

Genitori "tra parentesi" ed esasperazione dell'immagine: il parere del Professore di Sociologia Mario Morcellini su Guardaroba Perfetto Kids&Teens

La petizione, nata a fine agosto e ancora in continua evoluzione con l'appoggio di oltre le 26 mila firme, è stata una iniziativa nata da un dissenso di tipo etico e morale, e legale (per quanto mi riguarda).
D'altra parte, da profana nel campo della sociologia e delle comunicazioni, ho deciso di chiedere un parere scientifico ad un esperto professionista.

Chi ha avuto la gentilezza e disponibilità di rispondermi è stato il Professor Mario Morcellini.
Professore Ordinario in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi e Direttore del Coris - Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale - ha concentrato l’interesse di ricerca anche sulla socializzazione dei minori e dei giovani e sul ruolo svolto in questo campo dal sistema dei media, realizzando studi e incontri sul nesso comunicazione/formazione.

Successivamente alla messa in onda della prima puntata del programma Guardaroba Perfetto Kids&Teens, il Professor Morcellini mi ha posto tre punti focali, che riporto fedelmente di seguito e che voglio condividere, al fine di fornire nuove opportunità di riflessione a sostegno della mia opinione:

"-                     Ruolo della figura genitoriale, in questo caso della madre: è quest’ultima infatti, stando almeno alla prima puntata della terza stagione, che contatta Carla Gozzi per chiedere consigli su come le figlie devono vestire. A mio avviso, nonostante la presenza e il placet finale che spetta sempre alla madre (…e adesso andiamo da mamma), essa viene di fatto sostituita nel suo ruolo educativo e anche per certi versi “dequalificata”. Non ritengo in se negativa la “lezione di stile” o di bon ton quanto il fatto che a farlo sia una persona diversa dal genitore: quasi che quest’ultimo non fosse in grado di educare il figlio all’ordine e alla cura personale e non ne fosse capace per se stesso (le 15 puntate successive sono infatti dedicate alle madri). Ciò che può risultare opinabile è infatti che le tre azioni caratterizzanti il programma (1. individuare e separare i capi d’abbigliamento; 2. suddividerli a seconda delle occasioni d’uso; 3. creare gli outfit), non sono compiute “con” o “in presenza” del genitore;

-                     Esasperazione dell’immagine in attività collaterali proposte come scattare una foto ogni volta che la ragazza prova un nuovo abbinamento (adesso è ormai abituata a fare la modella) e inserire quest’ultima su un “album del tempo libero” che la ragazza potrà consultare ogni volta che non saprà cosa mettere, rendono ragione delle critiche da te mosse in termini di influenzabilità (il film horror porta al look un po’ gotico dunque ti prendo due cosine nere) e omologazione poiché sono al contempo lontane dall’essere ricondotte alle attività ricreative proprie dell’età delle partecipanti, secondo quanto affermato dall’articolo 31.1 della Convenzione.

-                     Banalizzazione delle regole/consigli dell’adulto, collocati in momenti poco opportuni (ad es. spegni il cellulare o togli la suoneria quando stanno definendo il look per il cinema oppure lega i capelli con un elastico quando stanno organizzando il look per la scuola), a volte perentori (questo è troppo da adulta, non si mette)."

Ringrazio ancora il Professor Morcellini per l'importante contributo.

giovedì 26 settembre 2013

"16 anni e incinta" sbarca in Italia. Ma che fine hanno fatto le Teen Moms americane?

Ieri sera è andato in onda per la prima volta la versione italiana del format americano "16 and Pregnant", docu-reality del 2009 di Mtv che racconta la maternità di ragazze madri e le evoluzioni della loro scelta su relazioni, famiglia, scuola e amici.
La versione italiana, "16 anni e incinta", ha destato non poche perplessità così come le aveva suscitate il format americano.
Da una parte gli ideatori del programma puntano sull'importanza della informazione ed educazione sessuale dei teenagers, motivo di boom di gravidanze indesiderate nel Paese. Dall'altra parte quest'ultimo fenomeno, a detta degli spettatori meno acconsenzienti, sarebbe proprio causato dalla diffusione di programmi del genere (compreso TeenMom,che segue in maniera più assidua la crescita del bambino e della ragazza madre), che non danno una rappresentazione veritiera della gravidanza e delle sue conseguenze e che quindi sono a rischio emulazione.











Posti da parte i pro e i contro, visionata la prima puntata è importante tracciare una minima distinzione tra il programma americano e quello italiano.
Seppur seguano entrambi la stessa linea, con una voce esterna narrante, e con la descrizione, passo per passo, del percorso evolutivo della madre e del bambino (gravidanza, travaglio in ospedale, nascita, ritorno a casa, convivenza col figlio e con la nuova famiglia formatasi), è apprezzabile una prima differenza, e cioè la maggiore concentrazione, in immagini e tempistiche, del travaglio, delle difficoltà e dei dolori del parto. Nel format americano ciò era meno evidenziato.



Un'altra differenza, più socio-culturale che scelta voluta, è la maggiore presenza della figura genitoriale, che ascolta, aiuta e accompagna la ragazza madre in tutto il percorso, soprattutto in quello post-parto. 
Il programma americano ci ha abituato invece a ragazze per la maggior parte indipendenti e slegate dalla famiglia, spesso per gravi problemi di convivenza con essa, quali indifferenza, violenza, tossicodipendenza, abuso di alcol. Ovviamente questo avveniva anche per le maggiori possibilità date alle ragazze madri di rendersi autonome tramite sussidi e incentivi, o anche solo tramite la presenza di appositi spazi, nei luoghi scolastici o di lavoro, dove lasciare i propri figli.

D'altro canto, purtroppo, TeenMom ci ha anche abituato ad alcune protagoniste che nel tempo hanno sviluppato disordini alimentari, dipendenza da alcol, droghe e problemi con la giustizia.
La spettacolarizzazione delle vicende giudiziarie di alcune di esse di certo non le avrà aiutate nel loro percorso evolutivo, coi riflettori puntati non solo sulla propria persona, ma anche sulla propria fedina penale.



E' da considerare che, successivamente al programma, alcune delle protagoniste non hanno fatto passi da gigante, anzi le loro problematiche si sono ingrandite tanto quanto la loro fama.

Jenelle Evans è stata arrestata per possesso di eroina.


Farrah Abraham ha venduto un suo video porno alla Vivid Entertainment per 1.5 milione di dollari, dopo aver deciso di spendere 30 mila dollari per interventi chirurgici al seno, naso e mento. Qualche mese fa ha deciso di andare in riabilitazione per curarsi dall’abuso di alcol.














Amber  Portwood è stata condannata a cinque anni di reclusione e alla partecipazione ad un programma di riabilitazione a causa della sua dipendenza dalla droga.




Le luci della ribalta hanno quindi, a volte, degli effetti negativi sulle teenagers protagoniste.
Ma che condizionamento ricevono le spettatrici di tutto ciò?
In Italia il programma e le protagoniste sembrano avere un'impronta totalmente differente; resta il fatto che il sistema televisivo e il suo impatto mediatico sono sempre dei fattori da non sottovalutare e di difficile gestione e comprensione per i minori.

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