Una fulminea e breve riflessione sulla parità di genere "in piccolezze", come nel momento di fine pranzo in ogni buona famiglia italiana.
Situazione familiare post-pranzo:
- mio padre si rilassa con l'Ipad disteso sul divano.
- mio fratello si rilassa con l'Iphone suduto su un altro divano.
- io e mia madre sparecchiamo la tavola, puliamo a terra, svuotiamo la
lavastoglie, riempiamo la lavastoviglie, ritiriamo i panni stesi.
Nel frattempo, viene chiesto il caffè.
La rivoluzione sulla parità di genere è ancora lontana, lontana anche da casa mia.
"You must be a woman and bear the agony of creating. Prove yourself. Be strong, be kind, be wise, and it is yours. Do not at the last moment lose courage. Argue wisely and quiety. Be more than woman." Katherine Mansfield
Visualizzazione post con etichetta libertà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libertà. Mostra tutti i post
lunedì 28 ottobre 2013
lunedì 30 settembre 2013
Genitori "tra parentesi" ed esasperazione dell'immagine: il parere del Professore di Sociologia Mario Morcellini su Guardaroba Perfetto Kids&Teens
La petizione, nata a fine agosto e ancora in continua evoluzione con l'appoggio di oltre le 26 mila firme, è stata una iniziativa nata da un dissenso di tipo etico e morale, e legale (per quanto mi riguarda).
D'altra parte, da profana nel campo della sociologia e delle comunicazioni, ho deciso di chiedere un parere scientifico ad un esperto professionista.
Chi ha avuto la gentilezza e disponibilità di rispondermi è stato il Professor Mario Morcellini.
Professore Ordinario in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi e Direttore del Coris - Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale - ha concentrato l’interesse di ricerca anche sulla socializzazione dei minori e dei giovani e sul ruolo svolto in questo campo dal sistema dei media, realizzando studi e incontri sul nesso comunicazione/formazione.
Successivamente alla messa in onda della prima puntata del programma Guardaroba Perfetto Kids&Teens, il Professor Morcellini mi ha posto tre punti focali, che riporto fedelmente di seguito e che voglio condividere, al fine di fornire nuove opportunità di riflessione a sostegno della mia opinione:
Ringrazio ancora il Professor Morcellini per l'importante contributo.
D'altra parte, da profana nel campo della sociologia e delle comunicazioni, ho deciso di chiedere un parere scientifico ad un esperto professionista.
Chi ha avuto la gentilezza e disponibilità di rispondermi è stato il Professor Mario Morcellini.
Professore Ordinario in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi e Direttore del Coris - Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale - ha concentrato l’interesse di ricerca anche sulla socializzazione dei minori e dei giovani e sul ruolo svolto in questo campo dal sistema dei media, realizzando studi e incontri sul nesso comunicazione/formazione.
Successivamente alla messa in onda della prima puntata del programma Guardaroba Perfetto Kids&Teens, il Professor Morcellini mi ha posto tre punti focali, che riporto fedelmente di seguito e che voglio condividere, al fine di fornire nuove opportunità di riflessione a sostegno della mia opinione:
"- Ruolo della figura genitoriale, in questo caso della madre: è quest’ultima infatti, stando almeno alla prima puntata della terza stagione, che contatta Carla Gozzi per chiedere consigli su come le figlie devono vestire. A mio avviso, nonostante la presenza e il placet finale che spetta sempre alla madre (…e adesso andiamo da mamma), essa viene di fatto sostituita nel suo ruolo educativo e anche per certi versi “dequalificata”. Non ritengo in se negativa la “lezione di stile” o di bon ton quanto il fatto che a farlo sia una persona diversa dal genitore: quasi che quest’ultimo non fosse in grado di educare il figlio all’ordine e alla cura personale e non ne fosse capace per se stesso (le 15 puntate successive sono infatti dedicate alle madri). Ciò che può risultare opinabile è infatti che le tre azioni caratterizzanti il programma (1. individuare e separare i capi d’abbigliamento; 2. suddividerli a seconda delle occasioni d’uso; 3. creare gli outfit), non sono compiute “con” o “in presenza” del genitore;
- Esasperazione dell’immagine in attività collaterali proposte come scattare una foto ogni volta che la ragazza prova un nuovo abbinamento (adesso è ormai abituata a fare la modella) e inserire quest’ultima su un “album del tempo libero” che la ragazza potrà consultare ogni volta che non saprà cosa mettere, rendono ragione delle critiche da te mosse in termini di influenzabilità (il film horror porta al look un po’ gotico dunque ti prendo due cosine nere) e omologazione poiché sono al contempo lontane dall’essere ricondotte alle attività ricreative proprie dell’età delle partecipanti, secondo quanto affermato dall’articolo 31.1 della Convenzione.
- Banalizzazione delle regole/consigli dell’adulto, collocati in momenti poco opportuni (ad es. spegni il cellulare o togli la suoneria quando stanno definendo il look per il cinema oppure lega i capelli con un elastico quando stanno organizzando il look per la scuola), a volte perentori (questo è troppo da adulta, non si mette)."
Ringrazio ancora il Professor Morcellini per l'importante contributo.
Etichette:
abbigliamento,
audience,
carla gozzi,
discriminazione,
genitori,
guardaroba,
immagine,
infanzia,
libertà,
media,
minori,
moda,
petizione,
realtime
mercoledì 25 settembre 2013
Le segnalazioni esistono, ma il Comitato Media e Minori manca per assenza di membri
La petizione contro il programma Guardaroba Perfetto kids&teens conta più di 26 mila firme.
Purtroppo, però, quello che sembrava essere un organo istituzionale rinato, si riconferma un organo fantasma.
Il Comitato Media e Minori, appartenente al Ministero dello Sviluppo Economico, seppur riattivato tramite l'iniziativa di Catricalà, sembra non avere possibilità di esistere e funzionare. Infatti, nonostante sia stato "re-inaugurato" a luglio del 2013, resta ancora fermo, probabilmente per mancanza di membri al suo interno.
In merito a tale questione, riporto un articolo di Editoria.tv:
Purtroppo, però, quello che sembrava essere un organo istituzionale rinato, si riconferma un organo fantasma.
Il Comitato Media e Minori, appartenente al Ministero dello Sviluppo Economico, seppur riattivato tramite l'iniziativa di Catricalà, sembra non avere possibilità di esistere e funzionare. Infatti, nonostante sia stato "re-inaugurato" a luglio del 2013, resta ancora fermo, probabilmente per mancanza di membri al suo interno.
In merito a tale questione, riporto un articolo di Editoria.tv:
A due mesi dalla ricostituzione del Comitato Media e Minori del Ministero dello Sviluppo Economico, voluta dal Vice Ministro Antonio Catricalà, la situazione ancora non si sblocca ed i mesi di “stallo” diventano ormai oltre venti. Nonostante, infatti, l ’insediamento ufficiale del Comitato fosse previsto nella prima quindicina di settembre, ancora nessun segnale arriva dal Ministero. Evidentemente ci sono problemi legati alla nomina dei membri supplenti che sono assolutamente necessari per colmare eventuali vuoti determinati dalle assenze dei membri titolari. Già alla prima riunione informale, infatti, mancavano due membri in rappresentanza delle istituzioni, il magistrato Giovanni Rossi e la sen. Anna Serafini. Una dimostrazione delle difficoltà a reperire i membri supplenti è la recente polemica presa di posizione di Antonio Diomede, Presidente della REA, associazione che riunisce alcune tv e radio locali, che ha declinato l’invito del Vice Ministro Catricalà, dichiarando di “lasciare ad altre rappresentanze più meritevoli l’esclusivo compito di difesa non dei diritti dei minori ma dei programmi spazzatura diffusi da alcune reti locali e nazionali private e dalla RAI per minimizzarne la portata diseducativa e di permanente violenza anche nelle fasce protette”. Di converso, è forte l’attesa tra gli addetti ai lavori per l’insediamento del Comitato, che tra i primi problemi da affrontare avrà quello delle numerose segnalazioni pervenute nel corso della lunghissima “vacatio”. Il Regolamento interno, infatti, parla di esame “entro 90 giorni dal ricevimento”, norma che potrebbe essere correttamente interpretata nel senso di “entro 90 giorni dall’insediamento”. Ma non mancano altre urgenti richieste di intervento, quale ad esempio quella dei promotori di una petizione che ha raccolto oltre 26.000 firme, mirata a bloccare la messa in onda della trasmissione dell’emittente Real Time “Guardaroba perfetto”, che vorrebbe insegnare ai bambini come vestirsi in ogni occasione e, per questo, considerata anacronistica e diseducativa. Imperversa, inoltre, la polemica sulla trasmissione programmata da Rai1 “Mission”, una sorta di reality con la presenza di pseudo Vip nei campi profughi africani, luoghi di profonda sofferenza in scenari spesso contraddistinti da guerre e persecuzioni. Al riguardo, mentre il Presidente ed alcuni membri della Commissione di Vigilanza hanno chiesto di poter visionare il “numero zero” del programma, la Rai ed altri membri della stessa Commissione si oppongono decisamente alla richiesta. Una possibile mediazione potrebbe essere quella di affidare la visione del materiale già registrato agli esperti del Comitato Media e Minori, che potrebbe esprimere un parere non vincolante sull’opportunità di mandare in onda la trasmissione. La speranza di tutti è che la situazione si sblocchi al più presto, ma forse ha ragione il Garante per l’Infanzia, Vincenzo Spadafora, che nei giorni scorsi ha parlato di “disattenzione bipartisan alla garanzia di operatività dei soggetti che, istituzionalmente, devono occuparsi di rendere esigibili i diritti dei bambini e degli adolescenti.”
mercoledì 18 settembre 2013
Discovery, terzo operatore televisivo: ma a che prezzo? L'opinione del Dott. Remigio del Grosso
Riporto con piacere le parole del Dottor Remigio del Grosso, esperto di comunicazioni elettroniche impegnato nella difesa dei diritti
dei consumatori e dei minori, nonchè membro del Comitato Media e Minori, organo del Ministero dello Sviluppo Economico in attesa di insediamento, dopo la rinascita del luglio 2013.
Discovery 3° operatore televisivo. Ma a che prezzo?
In occasione della presentazione dell’XI Rapporto “La Svolta Digitale” redatto dal prof. Augusto Preta per ITMedia Consulting, il Direttore Generale di Discovery, Andrea Castellari, ha trionfalmente affermato che i sei canali del network hanno superato, in termini di audience share complessiva, quelli di Cairo. Certamente si tratta di un grande risultato per il Gruppo che, pur presente in Italia dal 1997, ha effettuato un deciso salto in avanti con l’acquisizione di Switchover Media nel gennaio di quest’anno. E l’ultimo colpo lo ha piazzato proprio di recente, assicurandosi i diritti per la trasmissione in chiaro del prestigioso Torneo di Rugby del Sei Nazioni, in passato prerogativa di Sky.Ma non sono tutte rose e fiori i commenti che si moltiplicano in questo periodo in rete e sulla carta stampata nei confronti di alcuni canali di Discovery, a causa della spregiudicatezza (a dir poco) delle trasmissioni che vengono quotidianamente mandate in onda.Una petizione promossa da una blogger catanese, Roberta Zappalà, ha raccolto finora più di 26.000 firme, allo scopo di ottenere la sospensione del programma di Real Time “Guardaroba perfetto”, che vorrebbe insegnare alle bambine come vestirsi in ogni occasione e per questo considerato anacronistico e diseducativo.Ma anche peggiori sono le reazioni ad alcuni programmi mandati in onda sia da Real Time che dall’altro canale D-Max, dove accanto a trasmissioni che raccontano le “ossessioni” di essere umani all’apparenza normali (tipo una tizia che dorme da vent’anni con un phon acceso nel suo letto), ve ne sono altri che discettano sui “1000 modi per morire” o su chi è costretto ad operarsi da solo nelle condizioni più assurde. Come si vede si tratta di programmi, quasi sempre di provenienza americana, che cercano di catturare l’audience a tutti i costi, spingendosi un po’ troppo oltre il confine del buon gusto. Se questo è il prezzo per salire gli scalini dello share, non credo che le emittenti concorrenti lo vogliano, a buon ragione, pagare. Ed i telespettatori, svanita la prima morbosa curiosità, certamente presto si allontaneranno.
Etichette:
audience,
carla gozzi,
discriminazione,
donne,
guardaroba,
infanzia,
libertà,
media,
minori,
petizione,
sessismo,
share,
tv
martedì 17 settembre 2013
#GuardarobaPerfetto: ecco cosa pensano i teenagers di Twitter. E Real Time fa finta di nulla
A più di 2 settimane di distanza dalla petizione e dopo le quasi 26 mila firme, è opportuno fare un resoconto della situazione.
Dopo l'intervista a Il Fatto Quotidiano e le gentili richieste avute anche da emittenti radiofoniche, non si è avuta nessuna notizia da parte della Vice Presidente di Discovery Italia, Laura Carafoli, che si è espressa solo con Il Fatto, sottolineando come fosse inadeguato criticare un programma non ancora andato in onda.
Armata di pazienza - molta pazienza- ho deciso di seguire la prima puntata del programma, svoltasi il 9 settembre su Real Time e che ha registrato un insuccesso tra i commenti dei più giovani.
La reazione dei diretti destinatari del programma, giovani teenagers, non è tardata a farsi sentire...e vedere.
Su Twitter l'hashtag #guardarobaperfetto riempie le pagine di commenti non carini sul programma, sulla conduttrice e, purtroppo, quasi inevitabilmente, anche sulla minore di turno, sottoposta al restyling di Carla Gozzi.
Saranno rimaste contente le mamme, comprese le mamme blogger, che hanno sostenuto o addirittura partecipato con le figlie al programma?
Di sicuro è contento il canale di Real Time che, snobbando questi feedback, va avanti col programma facendo finta di nulla.
Che il risultato sia un #epicfail questo è evidente, che sia visto e seguito lo stesso è altra storia.
Anche programmi come Uomini e Donne o Il Grande Fratello sono super-criticati, ma contano purtroppo alti share.
Della serie, nel bene o nel male, purchè se ne parli.
Obiettivo raggiunto, direi.
Ma aggiungerei, inoltre, che, a questo punto, la Vice Presidente, Laura Carafoli, non sia riuscita nell'intento più meritevole, vale a dire distinguersi da quella "tv popolare" che tanto disdegnava nell'intervista.
Per chi si trovasse in linea con l'articolo e volesse sostenere la causa, ricordo che può firmare la petizione cliccando qui.
Dopo l'intervista a Il Fatto Quotidiano e le gentili richieste avute anche da emittenti radiofoniche, non si è avuta nessuna notizia da parte della Vice Presidente di Discovery Italia, Laura Carafoli, che si è espressa solo con Il Fatto, sottolineando come fosse inadeguato criticare un programma non ancora andato in onda.
Armata di pazienza - molta pazienza- ho deciso di seguire la prima puntata del programma, svoltasi il 9 settembre su Real Time e che ha registrato un insuccesso tra i commenti dei più giovani.
![]() |
Su Twitter l'hashtag #guardarobaperfetto riempie le pagine di commenti non carini sul programma, sulla conduttrice e, purtroppo, quasi inevitabilmente, anche sulla minore di turno, sottoposta al restyling di Carla Gozzi.
Saranno rimaste contente le mamme, comprese le mamme blogger, che hanno sostenuto o addirittura partecipato con le figlie al programma?
Di sicuro è contento il canale di Real Time che, snobbando questi feedback, va avanti col programma facendo finta di nulla.
Che il risultato sia un #epicfail questo è evidente, che sia visto e seguito lo stesso è altra storia.
Anche programmi come Uomini e Donne o Il Grande Fratello sono super-criticati, ma contano purtroppo alti share.
Della serie, nel bene o nel male, purchè se ne parli.
Obiettivo raggiunto, direi.
Ma aggiungerei, inoltre, che, a questo punto, la Vice Presidente, Laura Carafoli, non sia riuscita nell'intento più meritevole, vale a dire distinguersi da quella "tv popolare" che tanto disdegnava nell'intervista.
Per chi si trovasse in linea con l'articolo e volesse sostenere la causa, ricordo che può firmare la petizione cliccando qui.
Etichette:
carla gozzi,
comitato,
donne,
fashion,
guardaroba,
infanzia,
libertà,
media,
minori,
moda,
petizione,
realtime,
sessismo
lunedì 9 settembre 2013
Guardaroba Perfetto Kids&Teens post-puntata: come volevasi dimostrare
Ricordo ancora la prima eccezione della Vice Presidente di Discovery Italy, Laura Carafoli, alla mia petizione lanciata qualche settimana fa e che conta attualmente 25 mila firme (se volete firmate qui ):
"Mi chiedo come si possa criticare un programma senza averlo ancora visto."
Visto che il programma è andato in onda per la prima volta questo pomeriggio alle 14.30, possiamo dire "finalmente" di averlo visto, per 30 minuti - per quanto mi riguarda - abbondanti e difficili da sostenere.
Il programma difeso dalla Vice, che è anche Content Manager e che quindi è fautrice e responsabile del contenuto dei programmi di Real Time, si è rivelato per ciò che era, anche perchè il promo, come già evidenziato, era molto chiaro e non lasciava presagire altro.
Per chi se lo fosse perso, ecco una mini descrizione della prima puntata.
Il format è uguale a quello già visto nella versione adulta: la stylist, Carla Gozzi, armata di sarta, si introduce a casa per esplorare l'armadio della bambina/teenager e creare "outfit giusti per tutte le occasioni". In seguito alla formazione di ogni outfit, viene fatta una piccola "sfilata" per far vedere il risultato alla mamma.
L'atteggiamento di Carla Gozzi, seppur candido e sereno, non risparmia frasi e consigli che, quando non sono sessisti , dall'inutilità sfiorano quasi il ridicolo ("al cinema spegni il cellulare"; "in classe raccogli i capelli con un elastico").
La ragazzina, di fronte a magliettine smanicate, viene vestita dalla Gozzi a strati (alla omino Michelin) con maglie sovrapposte per evitare di lasciare pelle scoperta in determinate zone. Sembra vedere l'illustrazione del manuale della brava ragazzina, la quale deve assolutamente evitare ciò che è "too much", quasi a scongiurare l'attenzione di qualche malintenzionato.
"Ma ce la metti tutta ad uscire con il pancino scoperto. Aspetta che ti chiudo la camicia."
"Bisogna sapersi comportare nella società, non si parla all'orecchio!"
"Nooo Matilde! Questo abito è troppo da adulta"
Della visione sociale della funzionalità del programma in tal senso, con vestiti antipedofilia e antistupro, ne avevo già parlato in un altro post.
Degno di nota, in questa puntata, è inoltre la ricerca dello stile giusto per andare al cinema a vedere un film horror "coi maschietti", unico momento in cui la stylist propone un vestitino nero a gonna con collant, immaginando la ragazza spaventata con le ginocchia sulla sedia (questo si che è bonton!).
La scelta dei vestiti viene fatta rigorosamente nella cameretta della ragazzina, senza la presenza della madre, la quale resta in disparte e ha il solo scopo di approvare gli outfit mostrati con una sfilata. Ciò è contrario rispetto a quanto garantito dalla Carafoli: "Accanto alle ragazzine ci saranno sempre le madri."
Parentesi: la mamma che, alla sua età, dice "Ora si che può andare a SCUOLA CON STILE" è la scena più ridicola e frustrante di tutte. Pensasse a farla studiare.
Ad ogni modo, resta sempre aperta la problematica, delineata nel dettaglio precedentemente, relativa alla totale assenza di intento educativo, utilità sociale e culturale, rispondenza alle "principali necessità del minore", incentivo alla indipendenza e autostima dello stesso.
Molte obiezioni alla petizione, compresa quella della Vice Presidente, vertevano sul fatto che il programma non raffigura il minore intento all'acquisto di altri prodotti, ma lo educa al riutilizzo di ciò che ha nell'armadio ("non insegnerà loro a diventare delle fashioniste consumiste ma a vestirsi al meglio usando i capi che hanno già nel loro guardaroba").
Devo però ricordare che io non ho mai detto che il programma incita i minori allo shopping, riferendomi invece alla nostra società e, semmai, al canale in toto di Real Time.
Secondariamente, il fatto che venga ripresa una ragazza intenta al riutilizzo si, ma di specifici capi però, non esclude che il minore-spettatore, mente influenzabile facilmente ricordiamolo, decida di volere e quindi comprare quel capo che magari non ha nel suo guardaroba-non-perfetto.
Insomma, Laura Carafoli non si era già difesa bene precedentemente, ma non poteva di certo trovare difesa migliore con la messa in onda di un programma che già dal promo non presagiva nulla di buono e che, a fortiori, si è rilevato un fallimento.
"Mi chiedo come si possa criticare un programma senza averlo ancora visto."
Visto che il programma è andato in onda per la prima volta questo pomeriggio alle 14.30, possiamo dire "finalmente" di averlo visto, per 30 minuti - per quanto mi riguarda - abbondanti e difficili da sostenere.
Il programma difeso dalla Vice, che è anche Content Manager e che quindi è fautrice e responsabile del contenuto dei programmi di Real Time, si è rivelato per ciò che era, anche perchè il promo, come già evidenziato, era molto chiaro e non lasciava presagire altro.
Per chi se lo fosse perso, ecco una mini descrizione della prima puntata.
Il format è uguale a quello già visto nella versione adulta: la stylist, Carla Gozzi, armata di sarta, si introduce a casa per esplorare l'armadio della bambina/teenager e creare "outfit giusti per tutte le occasioni". In seguito alla formazione di ogni outfit, viene fatta una piccola "sfilata" per far vedere il risultato alla mamma.
L'atteggiamento di Carla Gozzi, seppur candido e sereno, non risparmia frasi e consigli che, quando non sono sessisti , dall'inutilità sfiorano quasi il ridicolo ("al cinema spegni il cellulare"; "in classe raccogli i capelli con un elastico").
La ragazzina, di fronte a magliettine smanicate, viene vestita dalla Gozzi a strati (alla omino Michelin) con maglie sovrapposte per evitare di lasciare pelle scoperta in determinate zone. Sembra vedere l'illustrazione del manuale della brava ragazzina, la quale deve assolutamente evitare ciò che è "too much", quasi a scongiurare l'attenzione di qualche malintenzionato.
"Ma ce la metti tutta ad uscire con il pancino scoperto. Aspetta che ti chiudo la camicia."
"Bisogna sapersi comportare nella società, non si parla all'orecchio!"
"Nooo Matilde! Questo abito è troppo da adulta"
Della visione sociale della funzionalità del programma in tal senso, con vestiti antipedofilia e antistupro, ne avevo già parlato in un altro post.
Degno di nota, in questa puntata, è inoltre la ricerca dello stile giusto per andare al cinema a vedere un film horror "coi maschietti", unico momento in cui la stylist propone un vestitino nero a gonna con collant, immaginando la ragazza spaventata con le ginocchia sulla sedia (questo si che è bonton!).
La scelta dei vestiti viene fatta rigorosamente nella cameretta della ragazzina, senza la presenza della madre, la quale resta in disparte e ha il solo scopo di approvare gli outfit mostrati con una sfilata. Ciò è contrario rispetto a quanto garantito dalla Carafoli: "Accanto alle ragazzine ci saranno sempre le madri."
Parentesi: la mamma che, alla sua età, dice "Ora si che può andare a SCUOLA CON STILE" è la scena più ridicola e frustrante di tutte. Pensasse a farla studiare.
Ad ogni modo, resta sempre aperta la problematica, delineata nel dettaglio precedentemente, relativa alla totale assenza di intento educativo, utilità sociale e culturale, rispondenza alle "principali necessità del minore", incentivo alla indipendenza e autostima dello stesso.
Molte obiezioni alla petizione, compresa quella della Vice Presidente, vertevano sul fatto che il programma non raffigura il minore intento all'acquisto di altri prodotti, ma lo educa al riutilizzo di ciò che ha nell'armadio ("non insegnerà loro a diventare delle fashioniste consumiste ma a vestirsi al meglio usando i capi che hanno già nel loro guardaroba").
Devo però ricordare che io non ho mai detto che il programma incita i minori allo shopping, riferendomi invece alla nostra società e, semmai, al canale in toto di Real Time.
nostra società che continua ancora a dipingere la donna con i
tratti della perfetta donnina di casa, di una maniaca dello shopping
compulsivo - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2013/08/real-time-guardaroba-perfetto-kids.html#sthash.GT6HlguT.dpuf
(...nostra società che continua a dipingere la donna con i tratti della perfetta donnina di casa, di una maniaca dello shopping compulsivo)Secondariamente, il fatto che venga ripresa una ragazza intenta al riutilizzo si, ma di specifici capi però, non esclude che il minore-spettatore, mente influenzabile facilmente ricordiamolo, decida di volere e quindi comprare quel capo che magari non ha nel suo guardaroba-non-perfetto.
Insomma, Laura Carafoli non si era già difesa bene precedentemente, ma non poteva di certo trovare difesa migliore con la messa in onda di un programma che già dal promo non presagiva nulla di buono e che, a fortiori, si è rilevato un fallimento.
Etichette:
carla gozzi,
comitato,
donne,
fashion,
guardaroba,
infanzia,
libertà,
media,
minori,
petizione,
pregiudizi,
realtime,
sessismo
venerdì 30 agosto 2013
Petizione Guardaroba Perfetto Kids&Teens: ecco perchè le dichiarazioni della Vice Presidente Laura Carafoli non convincono
Ieri pomeriggio è stato pubblicato l'articolo sulla petizione da Il Fatto Quotidiano, comprensivo di risposte da parte della Vice Presidente dei canali di Discovery Italy, Laura Carafoli.
Ecco alcuni motivi per cui le risposte di Carafoli non convincono:
1- "Mi chiedo come si possa criticare un programma senza averlo ancora visto."
La visione effettiva del programma rispetto al video di presentazione non crea alcuna differenza nel momento in cui già il singolo promo di pochi secondi non esprime e non rappresenta un programma adeguato per minori, così come prescritto dalla legge e dal buon senso. A fortiori, il programma per intero sarà ulteriormente inappropriato. Ciò è reso palese sia dalle parole della presentatrice, sia dalla voce narrante, sia dai frames che anticipano il programma, e sia soprattutto dalla descrizione sul sito di Real Time: "... Un modo divertente e colorato per insegnare i primi segreti di stile a queste fashion-victim in erba."
2- La Vice assicura però : "Accanto alle ragazzine ci saranno sempre le madri e Carla Gozzi, che da anni è molto attenta al rapporto tra bambine e moda, non insegnerà loro a diventare delle fashioniste consumiste ma a vestirsi al meglio."
Allora credo sia urgente un cambio della presentazione del programma, visto che si parla di PRIMI segreti e di FASHION-VICTIM IN ERBA. Tutto lascia presagire un percorso di formazione per una futura FASHIONISTA (un termine, permettetemi, che tollero con difficoltà e credo ci siano neologismi più appropriati da insegnare ai bambini).
Non trovo inoltre la presenza delle madri come un plus confortante. A mio parere, come ho già sottolineato, l'educazione in famiglia e l'istruzione sono gli unici filtri capaci di insegnare maggiore discernimento ai minori; una mamma che coinvolge una figlia in un programma tv, che la mette sotto i riflettori sia dal punto di vista tecnico (luci, trucco, telecamere, estranei), sia dal punto di vista emotivo (esame del modo di vestirsi o scegliere abbinamenti o altro che non voglio immaginare), credo debba focalizzarsi sulla capacità di dialogo con la propria figlia.
3- Carafoli spiega i motivi della scelta di avere come riferimento le teenager. “Ci rivolgiamo alle ragazzine perché l’85 per cento del pubblico di di Real Time è costituito da donne e i programmi pomeridiani – questo andrà in onda alle 14.30 – sono modellati su quelle che possono considerarsi passioni più femminili e che vanno dalla cucina alla moda"
Sempre la descrizione sul sito continua: "Le protagoniste dei primi 15 episodi della serie infatti, sono ragazze dai 6 ai 15 anni ". Direi quindi che non si tratta solo di teenagers, ma di bambine.
Inoltre spero che bambine e teenagers sviluppino altre passioni e siano meno tipiche di quanto si possa pensare e di quanto la televisione possa catalogare a target di un loro canale.
4- "Queste trasmissioni, considerando anche la fascia oraria, sono molto più educative ed edificanti di quelle presenti su altre reti che invece sono dedicate al gossip, alle tragedie o a schermaglie tra concorrenti."
Credo che questa sia la frase in cui la Vice Presidente si difende meno: considerare un programma buono o accettabile perchè c'è di peggio credo sia una delle mosse più sbagliate.
Ci si paragona sempre al peggio per star tranquilli con sé stessi.
Inoltre ci tengo a precisare, in risposta alla Vice Presidente Carafoli che questo programma, a differenza degli altri, è ESPRESSAMENTE DIRETTO ai minori, e per programmi del genere esiste una regolamentazione ad hoc, di cui dovrebbe prendere visione.
Non si comprenderebbe il motivo per cui i legislatori hanno creato, in Italia e in UE, Costituzione, codici di autoregolamentazione, comitati, convenzioni, direttive, a tutela dei minori considerati "soggetti deboli e privi di mezzi", per cui continuamente da proteggere e su cui porre un trattamento diversificato.
Sottovalutare il problema del rapporto tra media e minori è davvero pericoloso. Magari fra qualche giorno questa petizione verrà dimenticata, ma è importante capire che i minori, la loro formazione ed educazione riguarda noi, il nostro futuro, la nostra cultura e anche la nostra politica.
Nella maggior parte dei commenti negativi (fortunatamente non erano solo negativi, ma alcuni sono stati molto più creativi del tipico "esiste il telecomando") ho letto che esistono petizioni più importanti, che il problema è Berlusconi, che non c'è lavoro, salvo poi inebetirsi di certi scandali, lamentarsi dell'ignoranza che serpeggia, dell'incomprensibilità di certe scelte politiche o dell'assurdità di certi voti.
Come se i bambini, i teenagers, non siano il futuro di un Paese.
D'altra parte cosa puoi aspettarti da una Italia che non considera i giovani una risorsa, riducendola alla fascia debole del nuovo millennio?
Chissà, magari con qualche consiglio per un guardaroba perfetto, avremo l'outfit giusto per una immediata fuga di cervelli!
Etichette:
carafoli,
carla gozzi,
comitato,
discriminazione,
donne,
fashion,
infanzia,
libertà,
media,
minori,
petizione,
sessismo
giovedì 29 agosto 2013
Aggiornamenti positivi sulla petizione contro Guardaroba perfetto Kids&Teens
Stamattina sveglia alle 8, vengo accolta dalla stupenda visione di 400 firme per la petizione.
Adesso vengo felicemente avvisata del superamento delle 600 firme.
Ricevo inoltre da poco alla mia mail la risposta del Comitato Media e Minori, da me contattato come via ufficiale tramite segnalazione.
Tale comitato, che sembra non essere quindi un organo fantasma (lo spero vivamente), mi avvisa così:
Gentile Roberta Zappalà,
Le confermiamo di aver ricevuto e preso in carico la Sua segnalazione.
Nel ringraziarla per la preziosa collaborazione assicuriamo dovuta presa in
considerazione di quanto segnalato.
Cordialmente,
lo Staff del Comitato Media e Minori
Non possiamo che sperare in bene.
A ciò si aggiunge la grande penna di Loredana Lipperini, che molto gentilmente parla della petizione nel suo blog, e Il Fatto Quotidiano che ha trattato la vicenda richiedendo una intervista.
Insomma, oggi è un buongiorno. Domani si vedrà.
Adesso vengo felicemente avvisata del superamento delle 600 firme.
E’ stato un piacere riscontrare l’adesione e il supporto di uomini e donne che
come me non sperano in trasmissioni del genere. Tra i loro commenti si
sottolinea l’importanza della personalità libera dei fanciulli, delle loro
passioni e ambizioni, ma soprattutto la necessità che non vengano trasformati
così presto in “clienti” del mondo delle telecomunicazioni.
So che una petizione non
può essere al 100% fautrice del cambiamento, ma spero che gli organi di
competenza facciano il loro dovere e che la Direttrice stessa,
Laura Carafoli, comprenda le ragioni e faccia un passo indietro sulla messa in
onda del suo programma.
Ricevo inoltre da poco alla mia mail la risposta del Comitato Media e Minori, da me contattato come via ufficiale tramite segnalazione.
Tale comitato, che sembra non essere quindi un organo fantasma (lo spero vivamente), mi avvisa così:
Gentile Roberta Zappalà,
Le confermiamo di aver ricevuto e preso in carico la Sua segnalazione.
Nel ringraziarla per la preziosa collaborazione assicuriamo dovuta presa in
considerazione di quanto segnalato.
Cordialmente,
lo Staff del Comitato Media e Minori
Non possiamo che sperare in bene.
A ciò si aggiunge la grande penna di Loredana Lipperini, che molto gentilmente parla della petizione nel suo blog, e Il Fatto Quotidiano che ha trattato la vicenda richiedendo una intervista.
Insomma, oggi è un buongiorno. Domani si vedrà.
Etichette:
carafoli,
carla gozzi,
comitato,
discriminazione,
donne,
facebook,
guardaroba,
infanzia,
libertà,
media,
minori,
moda,
petizione,
pregiudizi,
realtime,
sessismo,
tv,
twitter,
violenza
mercoledì 28 agosto 2013
Postumi e retroscena della petizione contro Guardaroba Perfetto Kids&Teens.
Come se questo sia o debba essere un problema da bambine; come se debba essere una preoccupazione di una bambina di 10 anni vestirsi adeguatamente per la festa del compagno, non spendere soldi, avere "outfit" adeguati, costretta ad una creatività non sua e che quindi non può chiamarsi tale!
Inoltre, e questa è la cosa più assurda, alcune donne, sostenendo il programma, hanno scritto più volte lo stesso concetto, e cioè che "i bambini devono avere regole perchè spesso si vestono troppo SUCCINTI, non possono vestirsi come vogliono, notare la PEDOFILIA che gira."
Come se la pedofilia non fosse una malattia, ma un istinto stimolato da un ombelico di fuori. Si ritorna alla visione per cui se un uomo stupra, è perchè la donna in minigonna se l'è cercata.
Queste donne, spero vivamente ancora non-mamme, non si rendono neanche conto che, puta caso dovesse parlarsi di teenegers succinte, strizzate o invecchiate di 40 anni, ciò lo devono sempre e solo alla loro amica televisione che propone ogni giorno, agli occhi delle loro figlie, mode e schemi senza filtri.
Gli unici filtri dovrebbero essere le parole educative di un genitore, atte a che possa crearsi in loro giusto discernimento di ciò che vedono.
Mamme, pensate davvero di non avere colpe?
Insomma quando si dice che il problema dell'Italia sono gli italiani, è vero.
Il problema è sempre palesemente culturale.
Ricordo il link dove poter firmare la petizione diretta alla Direttrice di Real Time e alla sua redazione, per il blocco della messa in onda del programma, prevista per il 9 settembre, o fate copia-incolla del seguente:
https://www.change.org/it/petizioni/real-time-direttrice-laura-carafoli-bloccare-la-messa-in-onda-del-programma-guardaroba-perfetto-kids-teens
Etichette:
creatività,
direttive,
discriminazione,
donne,
facebook,
fashion,
guardaroba,
libertà,
media,
minori,
moda,
petizione,
pregiudizi,
realtime,
sessismo,
twitter
martedì 27 agosto 2013
Real Time, Guardaroba Perfetto Kids&Teens: abuso della credulità e svilimento della libertà infantile. Petizione per il blocco della messa in onda
Non posso mancare neanche una settimana che, riaccendendo la tv, mi ritrovo il nuovo palinsesto post-vacanze di Real Time che presenta l'ennesimo programma di "moda", con la solita presentatrice, questa volta rivolto alle teenagers e alle bambine: Guardaroba perfetto Kids&Teens.
Ovviamente si parla di ragazzE, di figliE, sempre e solo di quel genere femminile che fonda la sua vita nello scegliere vestiti, trucchi e accessori per raggiungere la bellezza perfetta agli occhi altrui.
Real Time ci ha sempre abituato a programmi "prettamente femminili" di moda, cucina e matrimonio.
Che disfatta sapere che il direttore è una donna, Laura Carafoli.
Come riportato anche su Wikipedia, il suo palinsesto è dedicato principalmente alle donne, le quali costituiscono il 70% del pubblico della rete, con un'età compresa tra i 25 e i 54 anni.
Questo programma, improntato già su quello opinabile della stagione passata rivolto a persone adulte, sembra davvero impensabile per delle bambine, a cui è incitata la partecipazione ai casting sul relativo sito.
Avevo già trattato dello strano binomio tv-minori nel post relativo al programma americano Little Miss America, sottolineando come quest'ultimo fosse totalmente contrario principi della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia, che però non è stata sottoscritta dagli USA, a differenza dell'Italia.
L'Italia quindi ha assunto degli obblighi nei confronti della Convenzione del 1989, ratificata ed eseguita dal 1991, che dispone all'art 17: "Gli Stati parti riconoscono l'importanza della funzione esercitata dai mass media [...] A tal fine, gli Stati parti: a) Incoraggiano i mass media a divulgare informazioni e materiali che hanno una utilità sociale e culturale per il fanciullo."
Importanti inoltre le disposizioni agli art. 31.1. ("Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.") e art. 32.1. ("Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale").
Esiste anche un codice di autoregolamentazione Tv-minori, tutto di creazione italiana, come una delle tante "costruzioni disabitate" che non ricevono effettiva applicazione dalle autorità competenti. Un esempio di disposizione è quella che, al punto 3.3 sui programmi destinati ai minori, richiede che soddisfino le principali necessità dei minori come la capacità di realizzare esperienze reali e proprie o di aumentare la propria autonomia, nonchè a proporre valori positivi umani e civili ed il rispetto della dignità della persona.
L'utilità sociale e culturale descritta dalla Convenzione mi è dubbia se da ricercare in un programma che costringe persino le bambine e le adolescenti a seguire la moda, costrette a schemi preformati e imposti da una società che troppo presto così le omologherebbe in un momento di prematura personalità e coscienza individuale e sociale. Sarebbe veramente facile agire su menti così suggestionabili e influenzabili come quelle dei minori e per tal motivo è stata istituita la Convenzione di cui sopra, ma anche le due direttive comunitarie, la 84/450 sulla pubblicità ingannevole e la 89/552 (Direttiva Tv senza frontiere), volte a disciplinare il vasto campo delle telecomunicazioni e delle pubblicità, anche affrontando il problema dell'impatto sui minori d'età.
L'abuso della credulità e della mancanta esperienza di quest'ultimi è un mix perfetto a vantaggio di quelle pubblicità che sfruttano la chiave emozionale per convincere non solo i bambini ma anche i loro genitori.
In tal caso non si parla di semplice pubblicità di qualche minuto, ma addirittura di un programma di lunga durata che mette delle bambine, le loro stanze, i loro vestiti, le loro mamme, sotto i fari di uno studio televisivo e sotto l'occhio vigile di una matrona che col dito puntato ti ordina come sia più appropriato vestirsi e per quali occasioni.
Insomma, libertà e creatività infantile alla gogna.
Già immagino le parole amorevoli della Carla che parla di tricot e patchwork e della differenza tra blu denim e blu cobalto a bambine di 10 anni.
Carla, ma come ti permetti?!
D'altronde questo canale televisivo, che ha acquisito quest'anno anche il programma culinario di Benedetta Parodi (snobbata, a detta sua, da La7, "rete troppo maschile"), pare sia volto ad affermare un prototipo di donna che già da tempi antichi era stato disdegnato da autrici come Virginia Woolf o Mary Wollstonecraft.
Quest'ultima, nel suo libro "Sui diritti delle donne", non usa mezzi termini: "Le considerazioni di Rousseau, secondo cui le donne sono naturalmente interessate a bambole, vestiti e conversazioni, del tutto indipendentemente dall'educazione, sono talmente puerili da non meritare neppure di essere seriamente confutate".
Le sue teorie, che apparivano nel XVIII secolo rivoluzionarie, riflettono una piaga moderna della nostra società che continua ancora a dipingere la donna con i tratti della perfetta donnina di casa, di una maniaca dello shopping compulsivo. Molte donne, purtroppo, non si rendono conto di essere schiave, sin dall'infanzia, di questa "educazione", che mira ad una prematura e fittizia distinzione dei generi.
Paradossalmente, tali donne sono state più "fortunate", poichè la strada che si prospetta, tra bambine e adolescenti derise e riprese in tv per il loro abbigliamento e poi messe in passerella dopo aver acquisito il giusto look, ti fa pensare che al peggio non c'è mai fine.
Per tal motivo, ho deciso di scrivere una lettera alla Direttrice di Real Time, Laura Carafoli, per chiedere il blocco della messa in onda del programma, perchè contrario ad ogni principio (comunitario e non) volto a tutelare i minori nella loro formazione, informazione, crescita e libertà.
Se volete, potete contribuire firmando la petizione qui.
Grazie.
Ovviamente si parla di ragazzE, di figliE, sempre e solo di quel genere femminile che fonda la sua vita nello scegliere vestiti, trucchi e accessori per raggiungere la bellezza perfetta agli occhi altrui.
Real Time ci ha sempre abituato a programmi "prettamente femminili" di moda, cucina e matrimonio.
Che disfatta sapere che il direttore è una donna, Laura Carafoli.
Come riportato anche su Wikipedia, il suo palinsesto è dedicato principalmente alle donne, le quali costituiscono il 70% del pubblico della rete, con un'età compresa tra i 25 e i 54 anni.
Questo programma, improntato già su quello opinabile della stagione passata rivolto a persone adulte, sembra davvero impensabile per delle bambine, a cui è incitata la partecipazione ai casting sul relativo sito.
Avevo già trattato dello strano binomio tv-minori nel post relativo al programma americano Little Miss America, sottolineando come quest'ultimo fosse totalmente contrario principi della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia, che però non è stata sottoscritta dagli USA, a differenza dell'Italia.
L'Italia quindi ha assunto degli obblighi nei confronti della Convenzione del 1989, ratificata ed eseguita dal 1991, che dispone all'art 17: "Gli Stati parti riconoscono l'importanza della funzione esercitata dai mass media [...] A tal fine, gli Stati parti: a) Incoraggiano i mass media a divulgare informazioni e materiali che hanno una utilità sociale e culturale per il fanciullo."
Importanti inoltre le disposizioni agli art. 31.1. ("Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.") e art. 32.1. ("Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale").
Esiste anche un codice di autoregolamentazione Tv-minori, tutto di creazione italiana, come una delle tante "costruzioni disabitate" che non ricevono effettiva applicazione dalle autorità competenti. Un esempio di disposizione è quella che, al punto 3.3 sui programmi destinati ai minori, richiede che soddisfino le principali necessità dei minori come la capacità di realizzare esperienze reali e proprie o di aumentare la propria autonomia, nonchè a proporre valori positivi umani e civili ed il rispetto della dignità della persona.
L'utilità sociale e culturale descritta dalla Convenzione mi è dubbia se da ricercare in un programma che costringe persino le bambine e le adolescenti a seguire la moda, costrette a schemi preformati e imposti da una società che troppo presto così le omologherebbe in un momento di prematura personalità e coscienza individuale e sociale. Sarebbe veramente facile agire su menti così suggestionabili e influenzabili come quelle dei minori e per tal motivo è stata istituita la Convenzione di cui sopra, ma anche le due direttive comunitarie, la 84/450 sulla pubblicità ingannevole e la 89/552 (Direttiva Tv senza frontiere), volte a disciplinare il vasto campo delle telecomunicazioni e delle pubblicità, anche affrontando il problema dell'impatto sui minori d'età.
L'abuso della credulità e della mancanta esperienza di quest'ultimi è un mix perfetto a vantaggio di quelle pubblicità che sfruttano la chiave emozionale per convincere non solo i bambini ma anche i loro genitori.
In tal caso non si parla di semplice pubblicità di qualche minuto, ma addirittura di un programma di lunga durata che mette delle bambine, le loro stanze, i loro vestiti, le loro mamme, sotto i fari di uno studio televisivo e sotto l'occhio vigile di una matrona che col dito puntato ti ordina come sia più appropriato vestirsi e per quali occasioni.
Insomma, libertà e creatività infantile alla gogna.
Già immagino le parole amorevoli della Carla che parla di tricot e patchwork e della differenza tra blu denim e blu cobalto a bambine di 10 anni.
Carla, ma come ti permetti?!
D'altronde questo canale televisivo, che ha acquisito quest'anno anche il programma culinario di Benedetta Parodi (snobbata, a detta sua, da La7, "rete troppo maschile"), pare sia volto ad affermare un prototipo di donna che già da tempi antichi era stato disdegnato da autrici come Virginia Woolf o Mary Wollstonecraft.
Quest'ultima, nel suo libro "Sui diritti delle donne", non usa mezzi termini: "Le considerazioni di Rousseau, secondo cui le donne sono naturalmente interessate a bambole, vestiti e conversazioni, del tutto indipendentemente dall'educazione, sono talmente puerili da non meritare neppure di essere seriamente confutate".
Le sue teorie, che apparivano nel XVIII secolo rivoluzionarie, riflettono una piaga moderna della nostra società che continua ancora a dipingere la donna con i tratti della perfetta donnina di casa, di una maniaca dello shopping compulsivo. Molte donne, purtroppo, non si rendono conto di essere schiave, sin dall'infanzia, di questa "educazione", che mira ad una prematura e fittizia distinzione dei generi.
Paradossalmente, tali donne sono state più "fortunate", poichè la strada che si prospetta, tra bambine e adolescenti derise e riprese in tv per il loro abbigliamento e poi messe in passerella dopo aver acquisito il giusto look, ti fa pensare che al peggio non c'è mai fine.
Per tal motivo, ho deciso di scrivere una lettera alla Direttrice di Real Time, Laura Carafoli, per chiedere il blocco della messa in onda del programma, perchè contrario ad ogni principio (comunitario e non) volto a tutelare i minori nella loro formazione, informazione, crescita e libertà.
Se volete, potete contribuire firmando la petizione qui.
Grazie.
Art. 31
Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
Art. 32
Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2012/03/little-miss-america-ciglia-finte.html#sthash.zuVoeOea.dpuf
Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
Art. 32
Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2012/03/little-miss-america-ciglia-finte.html#sthash.zuVoeOea.dpuf
Art. 31
Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
Art. 32
Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2012/03/little-miss-america-ciglia-finte.html#sthash.zuVoeOea.dpuf
Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
Art. 32
Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2012/03/little-miss-america-ciglia-finte.html#sthash.zuVoeOea.dpuf
Art. 31
Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
Art. 32
Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2012/03/little-miss-america-ciglia-finte.html#sthash.zuVoeOea.dpuf
Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
Art. 32
Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2012/03/little-miss-america-ciglia-finte.html#sthash.zuVoeOea.dpuf
Etichette:
abbigliamento,
canale,
carafoli,
carla gozzi,
creatività,
direttive,
discriminazione,
donne,
fashion,
libertà,
look,
media,
minori,
moda,
realtime,
sessimo,
tv
Iscriviti a:
Post (Atom)







