"You must be a woman and bear the agony of creating. Prove yourself. Be strong, be kind, be wise, and it is yours. Do not at the last moment lose courage. Argue wisely and quiety. Be more than woman."
Katherine Mansfield
Riporto e sottoscrivo con piacere la lettera inviata ieri allo IAP (Istituto Autodisciplina Pubblicitaria) da una collega, Annamaria Arlotta, che attivamente e costantemente si batte per il blocco degli spot sessisti, soprattutto tramite la pagina Facebook "La pubblicità sessista offende tutti". La lettera nasce in reazione alla alquanto insoddisfacente risposta dello IAP relativamente alla nuova pubblicità di Patrizia Pepe.
Spett. Iap, avete replicato ad alcune nostre segnalazioni del video sessista di Patrizia Pepe “Woman” affermando che per voi è accettabile e non da censurare.
Ci domandiamo se forse, mentre lo guardavate, non avete fatto caso alla sequela di messaggi in stile Anni ’50 che contiene. Avete letto i sottotitoli, che dicono:
Posso lucidare questa casa/e farla splendere come una monetina/ nutrire un figlio/ oliare l’auto/ e incipriarmi il naso/allo stesso tempo.
Vestirmi a punto/ fare le 4 del mattino/e poi addormentarmi alle 5/alzarmi alle 6/ e ricominciare da capo. Perché sono una donna/ ricordatelo.
Se sei malato/ti farò stare bene/ se ti senti maledetto/spezzerò l’incantesimo
Se sei affamato/ti prenderò per la gola/ Se è l’amore che cerchi/ ti bacerò/ fino a farti tremare.
Dunque: pulire, farsi bella, essere stoica, curare, rassicurare, nutrire, offrire sesso ma SOLO se è l’amore che lui cerca. E se un giorno questa donna avesse, che so, l’influenza, andrebbe bene che l’uomo si arrabbiasse con lei per non essere al suo completo servizio come gli altri giorni? Brrr.
Tornando al contenuto del video, per la Pepe essere in quel modo significa essere una vera donna: mestieri di casa, cura dell’uomo e una certa dose di autolesionismo. Wow, che messaggio in perfetta sintonia con la Convenzione di Istanbul contro gli stereotipi alla quale lo Iap ha aderito!
L’operazione della Pepe, che si avvale di inquadrature moderne, musica accattivante, cucine tecnologiche di altissimo costo, ragazze magre, ben vestite e dinamiche, è la peggiore manipolazione che abbiamo mai visto. Un’operazione subdola che serve a nascondere il messaggio sessista che serve loro a spingere le donne ad acquistare i loro prodotti. Lo Iap non si è accorto di questo?
Avete pubblicato un intero Quaderno dedicato al trattamento della figura femminile in pubblicità, ma al momento sembra che per sessismo voi intendiate più che altro la volgarità, come mostrate anche nei manifesti che illustrano al pubblico il vostro operato. La volgarità è solo l’aspetto più facile da decifrare del sessismo.
Dopo decenni in cui vi occupate del fenomeno ci sembra che avreste dovuto già andare oltre l’ovvio e comprendere, ad esempio, che nel caso del video “Woman” ci troviamo di fronte a un imbroglio molto ben congegnato.
Probabilmente vi ricordate le vecchie réclame della Pepe, con lo slogan “Who is Patrizia?”
Patrizia quindi è un manichino anonimo col volto coperto da oggetti ridicoli. La donna è umiliata. Con questa vi chiediamo di riaprire il caso Patrizia Pepe alla luce di quanto abbiamo scritto.
Terminiamo preannunciando che poiché il Vs. Istituto è l’unico con la facoltà di monitorare e censurare le pubblicità sessiste, cosa che dite di impegnarvi a fare, ma che noi non consideriamo messa in pratica con sufficiente frequenza, è nostra intenzione scrivervi spesso per sollecitare un vostro urgente cambio di passo.
Avete risposto a un’iscritta che protestava per telefono che eravate stanchi di lamentele. Non si tratta di lamentele ma di proteste che richiedono una risposta ben precisa.
In attesa di una Vs. risposta inviamo distinti saluti.
Anno nuovo, calendario nuovo!
Ed ecco che quest'anno Duemilaequattordici mi ritrovo a parlare nuovamente del "Calendario delle Studentesse".
Questa volta il titolo del progetto è: Il coraggio è donna.
Strano il caso.
Come già avevo sottolineato in tempi non sospetti sul blog, il progetto, che "abbina da sempre il perseguimento di una missione sociale", ha via via fatto passi da gigante, dando vita a calendari sempre più "scoperti", tali da usare studentesse incaprettate sui binari per rappresentare il made in Italy (!!!) del Calendario 2011 "Italians do it better".
Strano che i fautori della lunga serie di calendari, che dal 2007 mostrano corpi più o meno (s)vestiti, manichini senza storia, oggi si facciano promotori della lotta alla violenza sulle donne.
Quante aziende, quante case di moda, prima alla ricerca della modella più bella e sensuale, ora non vedono l'ora di sbatterla sul cartellone con un occhio nero con lo sguardo indifeso?
Insomma, siamo di fronte alla solita strumentalizzazione del femminicidio per ottenere una pubblicità vincente del prodotto.
La sezione Donne di Fatto, de Il Fatto Quotidiano, con l'articolo di ieri, descrive come il Calendario delle Studentesse celebri "quante, dall’Italia alla Russia, passando per il Medio Oriente, abbiano scelto di liberarsi dai vincoli della sudditanza psicologica, fisica o sessuale di un singolo uomo o di una società maschilista nel suo complesso."
Prendiamo, ad esempio, il mese di agosto in cui la ragazza taglia il niqab per liberare la bocca.
Posto che prima di parlare di niqab, bisognerebbe conoscere qualcosa di più di ciò che dicono i giornali, giova solo ricordare la frase di Fatima Mernissi, una delle più autorevoli studiose di Islam e femminismo islamico: "ridurre o assimilare l'hijab a uno straccio che gli uomini hanno imposto alle donne per velarle quando camminano per strada, vuol dire davvero impoverire questo termine, se non addirittura svuotarlo del suo significato."
Nawal al-Sa'dawi, scrittrice femminista egiziana, affermò che non si può analizzare correttamente l'Islame e la questione del velo senza un approccio comparativo.
"Ci sono donne che portano il velo come altre usano il trucco: per questo definisco il make-up un velo post-moderno. Essere coperte per dettami religiosi oppure spogliate per leggi di mercato è sempre una forma di schiavitù."
Sulla stessa scia, la Mernissi:
"Mi resi conto che la taglia 42 è forse una restrizione ancora più violenta del velo musulmano. [...] la bellezza, per una donna, è dimostrare quattordici anni. Le donne devono apparire belle, ovvero infantili e senza cervello. Così la frontiera dell'harem europeo separa la giovinezza bella dalla maturità brutta."
Se da un lato, quindi, la donna musulmana viene costretta dietro un velo fisico, la donna occidentale lo è in unochador tutto occidentale:il trucco, la chirurgia plastica, la moda.
Anche una nostra connazionale, la giornalista Lilli Gruber, affezionata a queste tematiche, nel suo libro Figlie dell'Islam. La rivoluzione pacifica delle donne musulmane, sottolineò come "la visione occidentale della donna musulmana velata, sottomessa ai desideri di dominazione fisica e morale degli uomini, è pericolosa quanto quella fondamentalista che presenta il velo come unico strumento di liberazione dall'influenza degli stereotipi occidentali".
E' tristemente ironico come la lotta alla violenza di genere venga perseguita mettendo in atto stessa violenza, stessa stereotipizzazione e stessa segregazione.
Italiane, siete sicure di essere delle donne libere?
Abbina da sempre il perseguimento di una missione
sociale...un medium finalizzato a incentivare la sensibilizzazione
dell'opinione pubblica su tematiche di interesse generale.” - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2011/11/il-calendario-delle-studentesse-i.html#sthash.jmdV8C5P.dpu
La scorsa domenica pomeriggio decisi di fare una passeggiata tra le strade cittadine, giusto per staccare da un fine settimana poco rilassante, passato tra pareri e memorie difensive.
Io adoro leggere e trovare una libreria aperta mi fece preludere un'ora di piacere assicurato. Mai altro pensiero fu più smentito di così.
Infatti, sbirciando tra le promozioni dei classici e le nuove proposte, e passando da un reparto all'altro del negozio, dalla Storia alla Filosofia, dal Turismo alla Cucina, finii lì, lì dove decisi di non fermarmi mai; lì, in quel compartimento definito con l'improprio nome di "PSICOLOGIA", così improprio da far accapponare la pelle a Jung o Piaget.
Chi avrebbe mai detto ai padri miliari di questa scienza che ciò che veniva definito come "lo studio dell'anima", ora non è altro che uno scaffale pieno di generalizzazioni, presunzioni e stereotipi?
A loro, che tanto si sono domandati sul genere umano, viene proposta la più alta espressione di banalizzazione.
Una accozzaglia variegata di fogli (incredibilmente, anche questi li chiamano libri), incollati ad altrettanta opinabile serie di copertine, su cui poggia sempre lo stesso argomento verso lo stesso destinatario: come sopravvivere, in quanto donna, alle "difficoltà maggiori" della vita, quali la scelta dell'abito da sposa, la fine di un amore o la ricerca del principe azzurro.
Ecco i libri del reparto di Psicologia: titoli semplici dai colori brillanti e immagini di impatto, come bocche rosse con lecca lecca in sovraimpressione.
Famosa, a quanto pare, è la fortunata collana di libri di Sherry Argov (si, proprio una donna), che con volumi come "Falli soffrire" e "La magnifica stronza", spiega il perchè gli uomini lasciano le brave ragazze e come trasformarsi in una perfetta "bitch" da sposare.
250.000 copie vendute, 250.000 brave ragazze in meno.
Un altro esempio, questa volta di penna maschile, è "Bastardo: istruzioni per l'uso".
L'indice che si apre davanti ai miei occhi stila una serie di consigli su come le donne possono intercettare e soddisfare i bisogni ed i piaceri maschili.
Si passa dalle tecniche di seduzione ed approccio sessuale, alle strategie per assicurarsi la mano dello sposo e l'anello al dito, a quelle ancora di acquisizione di autonomia finanziaria per essere più appetibili come mogli.
Altro che 50 sfumature di grigio!
L'uomo, soggetto-oggetto di conquista, è l'unico a rivestire un ruolo rilevante nella coppia. La donna è votata a lui in tutto e per tutto, pronta ad essere addomesticata per ogni evenienza.
E chi sarà il pater di questa opera letteraria?
Ma è ovvio: Steven Santagati, ex modello per brand come Armani e Gillette e protagonista di oltre settanta spot pubblicitari; ospite fisso come “consulente maschile” di molte trasmissioni tv
americane, scrive inoltre su Men’s Journal.
Il suo libro, da me citato, è nato dal suo cliccatissimo sito ed è descritto come un grande bestseller.
L'autore di ciò che si è, dunque, rivelato un "capolavoro" ha la presunzione di credere che avvisi di questo tipo possano incentivare dialogo e comprensione tra generi, tra uomini e donne, o meglio tra maschi e femmine.
La puntualizzazione è dovuta, soprattutto quando uno dei più alti consigli, posti più sotto forma di comando che altro, è quello, ad esempio, di sfruttare al meglio il proprio seno, poichè, testualmente, "in quella giungla che sono le relazioni, per vincere dovete utilizzare ogni freccia al vostro arco. Farci girare la testa usando le tette è una di queste".
Di seguito, solo una piccola parte della dettagliata classificazione delle misure di seno e dei relativi avvertimenti, diversi a seconda della taglia posseduta:
Dopo letture del genere, non puoi voler altro che rifugiarti tra i classici del passato, tra le bocche parlanti - e senza lecca lecca - di Mary Wollstonecraft o Virginia Woolf.
E dire che il mondo del libro, della lettura
e dell'editoria è sempre più al femminile.
Le donne leggono di più e
comprano sempre di più, tanto che Maurizio Bono su La Repubblica le ha chiamate sovrane lettrici, perchè "se le donne smettono di comprare libri, è morta l’editoria".
Inoltre, secondo una recente fotografia dell'Associazione Italiana Editori (AIE), il mondo femminile sta pian piano ricoprendo il 50% delle funzioni dirigenziali o direttive.
Ma, purtroppo, nonostante questo, l'editoria non vuole bene alle donne...e neanche le lettrici se ne vogliono granchè.
La petizione, nata a fine agosto e ancora in continua evoluzione con l'appoggio di oltre le 26 mila firme, è stata una iniziativa nata da un dissenso di tipo etico e morale, e legale (per quanto mi riguarda).
D'altra parte, da profana nel campo della sociologia e delle comunicazioni, ho deciso di chiedere un parere scientifico ad un esperto professionista.
Chi ha avuto la gentilezza e disponibilità di rispondermi è stato il Professor Mario Morcellini.
Professore Ordinario in Sociologia dei Processi Culturali e
Comunicativi e Direttore del Coris - Dipartimento di Comunicazione e
Ricerca Sociale - ha concentrato l’interesse di ricerca anche sulla socializzazione dei
minori e dei giovani e sul ruolo svolto in questo campo dal sistema dei
media, realizzando studi e incontri sul nesso comunicazione/formazione.
Successivamente alla messa in onda della prima puntata del programma Guardaroba Perfetto Kids&Teens, il Professor Morcellini mi ha posto tre punti focali, che riporto fedelmente di seguito e che voglio condividere, al fine di fornire nuove opportunità di riflessione a sostegno della mia opinione:
"-Ruolo della figura
genitoriale, in questo caso
della madre: è quest’ultima infatti, stando almeno alla prima puntata della
terza stagione, che contatta Carla Gozzi per chiedere consigli su come le figlie
devono vestire. A mio avviso, nonostante la presenza e il placet finale che
spetta sempre alla madre (…e adesso andiamo da mamma), essa viene di
fatto sostituita nel suo ruolo educativo e anche per certi versi
“dequalificata”. Non ritengo in se negativa la “lezione di stile” o di bon ton
quanto il fatto che a farlo sia una persona diversa dal genitore: quasi che
quest’ultimo non fosse in grado di educare il figlio all’ordine e alla cura
personale e non ne fosse capace per se stesso (le 15 puntate successive sono
infatti dedicate alle madri). Ciò che può risultare opinabile è infatti che le
tre azioni caratterizzanti il programma (1. individuare e separare i capi
d’abbigliamento; 2. suddividerli a seconda delle occasioni d’uso; 3. creare gli
outfit), non sono compiute “con” o “in presenza” del genitore;
-Esasperazione
dell’immagine in attività
collaterali proposte come scattare una foto ogni volta che la ragazza prova un
nuovo abbinamento (adesso è ormai abituata a fare la modella) e inserire
quest’ultima su un “album del tempo libero” che la ragazza potrà consultare ogni
volta che non saprà cosa mettere, rendono ragione delle critiche da te mosse in
termini di influenzabilità (il film horror porta al look un po’ gotico dunque
ti prendo due cosine nere) e omologazione poiché sono al contempo lontane
dall’essere ricondotte alle attività ricreative proprie dell’età delle
partecipanti, secondo quanto affermato dall’articolo 31.1 della
Convenzione.
-Banalizzazione delle
regole/consigli dell’adulto,
collocati in momenti poco opportuni (ad es. spegni il cellulare o togli la
suoneria quando stanno definendo il look per il cinema oppure lega i
capelli con un elastico quando stanno organizzando il look per la scuola), a
volte perentori (questo è troppo da adulta, non si mette)."
Ringrazio ancora il Professor Morcellini per l'importante contributo.
A più di 2 settimane di distanza dalla petizione e dopo le quasi 26 mila firme, è opportuno fare un resoconto della situazione.
Dopo l'intervista a Il Fatto Quotidiano e le gentili richieste avute anche da emittenti radiofoniche, non si è avuta nessuna notizia da parte della Vice Presidente di Discovery Italia, Laura Carafoli, che si è espressa solo con Il Fatto, sottolineando come fosse inadeguato criticare un programma non ancora andato in onda.
Armata di pazienza - molta pazienza- ho deciso di seguire la prima puntata del programma, svoltasi il 9 settembre su Real Time e che ha registrato un insuccesso tra i commenti dei più giovani.
La reazione dei diretti destinatari del programma, giovani teenagers, non è tardata a farsi sentire...e vedere.
Su Twitter l'hashtag #guardarobaperfetto riempie le pagine di commenti non carini sul programma, sulla conduttrice e, purtroppo, quasi inevitabilmente, anche sulla minore di turno, sottoposta al restyling di Carla Gozzi.
Saranno rimaste contente le mamme, comprese le mamme blogger, che hanno sostenuto o addirittura partecipato con le figlie al programma?
Di sicuro è contento il canale di Real Time che, snobbando questi feedback, va avanti col programma facendo finta di nulla.
Che il risultato sia un #epicfail questo è evidente, che sia visto e seguito lo stesso è altra storia.
Anche programmi come Uomini e Donne o Il Grande Fratello sono super-criticati, ma contano purtroppo alti share.
Della serie, nel bene o nel male, purchè se ne parli.
Obiettivo raggiunto, direi.
Ma aggiungerei, inoltre, che, a questo punto, la Vice Presidente, Laura Carafoli, non sia riuscita nell'intento più meritevole, vale a dire distinguersi da quella "tv popolare" che tanto
disdegnava nell'intervista.
Per chi si trovasse in linea con l'articolo e volesse sostenere la causa, ricordo che può firmare la petizione cliccando qui.
Stamattina sveglia alle 8, vengo accolta dalla stupenda visione di 400 firme per la petizione.
Adesso vengo felicemente avvisata del superamento delle 600 firme.
E’ stato un piacere riscontrare l’adesione e il supporto di uomini e donne che
come me non sperano in trasmissioni del genere. Tra i loro commenti si
sottolinea l’importanza della personalità libera dei fanciulli, delle loro
passioni e ambizioni, ma soprattutto la necessità che non vengano trasformati
così presto in “clienti” del mondo delle telecomunicazioni.
So che una petizione non
può essere al 100% fautrice del cambiamento, ma spero che gli organi di
competenza facciano il loro dovere e che la Direttrice stessa,
Laura Carafoli, comprenda le ragioni e faccia un passo indietro sulla messa in
onda del suo programma.
Ricevo inoltre da poco alla mia mail la risposta del Comitato Media e Minori, da me contattato come via ufficiale tramite segnalazione.
Tale comitato, che sembra non essere quindi un organo fantasma (lo spero vivamente), mi avvisa così:
Gentile Roberta Zappalà, Le confermiamo di aver ricevuto e preso in carico la
Sua segnalazione.
Nel ringraziarla per la preziosa collaborazione
assicuriamo dovuta presa in considerazione di quanto
segnalato.
Cordialmente, lo Staff del Comitato Media e Minori Non possiamo che sperare in bene.
A ciò si aggiunge la grande penna di Loredana Lipperini, che molto gentilmente parla della petizione nel suo blog, e Il Fatto Quotidiano che ha trattato la vicenda richiedendo una intervista.
RealTime su Facebook risponde: " L'intezione del programma non è assolutamente quella di denaturalizzare i bambini. L'obiettivo è quello di dar loro, e soprattutto alle loro mamme, degli spunti e dei consigli su come utilizzare creativamente i capi nel proprio guardaroba, per tutte le occasioni: una giornata a scuola, una festa di compleanno, una prima comunione, eccetera. Magari qualcuno eviterà addirittura di acquistare nuovi outfit, e sperimentare invece con ciò che ha già nell'armadio."
Come se questo sia o debba essere un problema da bambine; come se debba essere una preoccupazione di una bambina di 10 anni vestirsi adeguatamente per la festa del compagno, non spendere soldi, avere "outfit" adeguati, costretta ad una creatività non sua e che quindi non può chiamarsi tale!
Inoltre, e questa è la cosa più assurda, alcune donne, sostenendo il programma, hanno scritto più volte lo stesso concetto, e cioè che "i bambini devono avere regole perchè spesso si vestono troppo SUCCINTI, non possono vestirsi come vogliono, notare la PEDOFILIA che gira."
Come se la pedofilia non fosse una malattia, ma un istinto stimolato da un ombelico di fuori. Si ritorna alla visione per cui se un uomo stupra, è perchè la donna in minigonna se l'è cercata.
Queste donne, spero vivamente ancora non-mamme, non si rendono neanche conto che, puta caso dovesse parlarsi di teenegers succinte, strizzate o invecchiate di 40 anni, ciò lo devono sempre e solo alla loro amica televisione che propone ogni giorno, agli occhi delle loro figlie, mode e schemi senza filtri.
Gli unici filtri dovrebbero essere le parole educative di un genitore, atte a che possa crearsi in loro giusto discernimento di ciò che vedono.
Mamme, pensate davvero di non avere colpe?
Insomma quando si dice che il problema dell'Italia sono gli italiani, è vero.
Il problema è sempre palesemente culturale.
Ricordo il link dove poter firmare la petizione diretta alla Direttrice di Real Time e alla sua redazione, per il blocco della messa in onda del programma, prevista per il 9 settembre, o fate copia-incolla del seguente:
https://www.change.org/it/petizioni/real-time-direttrice-laura-carafoli-bloccare-la-messa-in-onda-del-programma-guardaroba-perfetto-kids-teens
Non posso mancare neanche una settimana che, riaccendendo la tv, mi ritrovo il nuovo palinsesto post-vacanze di Real Time che presenta l'ennesimo programma di "moda", con la solita presentatrice, questa volta rivolto alle teenagers e alle bambine: Guardaroba perfetto Kids&Teens.
Ovviamente si parla di ragazzE, di figliE, sempre e solo di quel genere femminile che fonda la sua vita nello scegliere vestiti, trucchi e accessori per raggiungere la bellezza perfetta agli occhi altrui.
Real Time ci ha sempre abituato a programmi "prettamente femminili" di moda, cucina e matrimonio.
Che disfatta sapere che il direttore è una donna, Laura Carafoli.
Come riportato anche su Wikipedia, il suo palinsesto è dedicato principalmente alle donne, le
quali costituiscono il 70% del pubblico della rete, con un'età compresa
tra i 25 e i 54 anni.
Questo programma, improntato già su quello opinabile della stagione passata rivolto a persone adulte, sembra davvero impensabile per delle bambine, a cui è incitata la partecipazione ai casting sul relativo sito.
Avevo già trattato dello strano binomio tv-minori nel post relativo al programma americano Little Miss America, sottolineando come quest'ultimo fosse totalmente contrario principi della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia, che però non è stata sottoscritta dagli USA, a differenza dell'Italia.
L'Italia quindi ha assunto degli obblighi nei confronti della Convenzione del 1989, ratificata ed eseguita dal 1991, che dispone all'art 17: "Gli Stati parti riconoscono l'importanza della funzione esercitata dai mass media [...] A tal fine, gli Stati parti: a) Incoraggiano i mass media a divulgare informazioni e materiali che hanno una utilità
sociale e culturale per il fanciullo."
Importanti inoltre le disposizioni agli art. 31.1. ("Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a
dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare
liberamente alla vita culturale ed artistica.") e art. 32.1. ("Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo
sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia
suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al
suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale").
Esiste anche un codice di autoregolamentazione Tv-minori, tutto di creazione italiana, come una delle tante "costruzioni disabitate" che non ricevono effettiva applicazione dalle autorità competenti. Un esempio di disposizione è quellache, al punto 3.3 sui programmi destinati ai minori, richiede che soddisfino le principali necessità dei minori come la capacità di realizzare esperienze reali e proprie o di aumentare la propria autonomia, nonchè a proporre valori positivi umani e civili ed il rispetto della dignità della persona.
L'utilità sociale e culturale descritta dalla Convenzione mi è dubbia se da ricercare in un programma che costringe persino le bambine e le adolescenti a seguire la moda, costrette a schemi preformati e imposti da una società che troppo presto così le omologherebbe in un momento di prematura personalità e coscienza individuale e sociale. Sarebbe veramente facile agire su menti così suggestionabili e influenzabili come quelle dei minori e per tal motivo è stata istituita la Convenzione di cui sopra, ma anche le due direttive comunitarie, la 84/450 sulla pubblicità ingannevole e la 89/552 (Direttiva Tv senza frontiere), volte a disciplinare il vasto campo delle telecomunicazioni e delle pubblicità, anche affrontando il problema dell'impatto sui minori d'età.
L'abuso della credulità e della mancanta esperienza di quest'ultimi è un mix perfetto a vantaggio di quelle pubblicità che sfruttano la chiave emozionale per convincere non solo i bambini ma anche i loro genitori.
In tal caso non si parla di semplice pubblicità di qualche minuto, ma addirittura di un programma di lunga durata che mette delle bambine, le loro stanze, i loro vestiti, le loro mamme, sotto i fari di uno studio televisivo e sotto l'occhio vigile di una matrona che col dito puntato ti ordina come sia più appropriato vestirsi e per quali occasioni.
Insomma, libertà e creatività infantile alla gogna.
Già immagino le parole amorevoli della Carla che parla di tricot e patchwork e della differenza tra blu denim e blu cobalto a bambine di 10 anni.
Carla, ma come ti permetti?!
D'altronde questo canale televisivo, che ha acquisito quest'anno anche il programma culinario di Benedetta Parodi (snobbata, a detta sua, da La7, "rete troppo maschile"), pare sia volto ad affermare un prototipo di donna che già da tempi antichi era stato disdegnato da autrici come Virginia Woolf o Mary Wollstonecraft.
Quest'ultima, nel suo libro "Sui diritti delle donne", non usa mezzi termini: "Le considerazioni di
Rousseau, secondo cui le donne sono naturalmente interessate a bambole,
vestiti e conversazioni, del tutto indipendentemente dall'educazione,
sono talmente puerili da non meritare neppure di essere seriamente
confutate".
Le sue teorie, che apparivano nel XVIII secolo rivoluzionarie, riflettono una piaga moderna della nostra società che continua ancora a dipingere la donna con i
tratti della perfetta donnina di casa, di una maniaca dello shopping
compulsivo. Molte
donne, purtroppo, non si rendono conto di essere schiave, sin
dall'infanzia, di questa "educazione", che mira ad una
prematura e fittizia distinzione dei generi.
Paradossalmente, tali donne sono state più "fortunate", poichè la strada che si prospetta, tra bambine e adolescenti derise e riprese in tv per il loro abbigliamento e poi messe in passerella dopo aver acquisito il giusto look, ti fa pensare che al peggio non c'è mai fine.
Per tal motivo, ho deciso di scrivere una lettera alla Direttrice di Real Time, Laura Carafoli, per chiedere il blocco della messa in onda del programma, perchè contrario ad ogni principio (comunitario e non) volto a tutelare i minori nella loro formazione, informazione, crescita e libertà.
Se volete, potete contribuire firmando la petizione qui.
Grazie.
Art. 31 Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al
tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie
della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed
artistica.
Art. 32 Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere
protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad
alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a
repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo
sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2012/03/little-miss-america-ciglia-finte.html#sthash.zuVoeOea.dpuf
Art. 31 Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al
tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie
della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed
artistica.
Art. 32 Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere
protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad
alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a
repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo
sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2012/03/little-miss-america-ciglia-finte.html#sthash.zuVoeOea.dpuf
Art. 31 Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al
tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie
della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed
artistica.
Art. 32 Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere
protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad
alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a
repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo
sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. - See more at: http://ladonnaobsoleta.blogspot.it/2012/03/little-miss-america-ciglia-finte.html#sthash.zuVoeOea.dpuf